venerdì 28 novembre 2014

Dance Dance Dance (scritto da Haruki Murakami)

Titolo originale: Dansu Dansu Dansu

È un sogno che guida il protagonista (che per tutto il libro rimane senza nome, bellissimo!) a tornare in un vecchio albergo nel quale era stato insieme a una donna tempo prima. L'Albergo del Delfino. Lui è un giornalista freelance stufo in realtà della solita routine. Nel sogno qualcuno, qualcosa lo chiama. Scopre che proprio quella donna, quella che incontrava a pagamento in quel misero hotel è morta. La cosa lo incuriosisce e deve indagare. Il vecchio albergo è stato sostituito da una catena di lusso, ma il nome quello è rimasto. Decide quindi di prendere una camera, anche se nulla è rimasto dell'atmosfera che si respirava prima. È qui che conosce la nervosa receptionist e qualcosa in lei lo cattura. È qui che incontra una ragazzina con poteri paranormali che sembra affezionarsi in modo strano a lui. È in questo periodo che si riconcilia a un suo vecchio compagno di classe ora famoso attore, grazie a qualcosa che li unisce tutti e due a quella donna ormai morta. Più indaga più ci sono dubbi e strani accadimenti. Come una vita parallela, come se un altro mondo entrasse in contatto con lui in una distorsione del tempo e dello spazio. Dallo straordinario modo di scrivere di Murakami scaturisce una storia misteriosa e con quel sapore noir sospeso, che ti lascia a metà respiro fino alla fine. Un libro da leggere e da vivere.

Middlesex (scritto da Jeffrey Eugenides)

Titolo originale: Middlesex

Dopo più di un anno, rieccomi qui. Questa estate ho deciso che devo leggere tutti quei libri che ho comprato ma sempre rimandato in questi anni. Così ho letto Middlesex. Calliope è una normale ragazzina, ma qualcosa sembra essere diversa nei suoi geni e sono questi che fanno di lei un raro ermafrodito. Ora si fa chiamare Cal. Comunque inizia qui il viaggio nella memoria, nella storia della sua famiglia o più precisamente della nonna e del nonno, alla ricerca di quel punto del proprio albero genealogico che ha creato quell'ingarbuglio di geni. È una storia che parte dalla Grecia e che ha qualcosa di straordinario. Il punto è lo strano legame fra la nonna e il fratello, un legame che va un po' oltre a quello puramente fraterno. Sinceramente non vorrei descrivervi troppo la trama, anche perché altrimenti vi svelerei mezzo libro! Ah, Middlesex è il nome della casa nella quale Calliope e la famiglia vanno a vivere dopo le sommosse di Detroit. Il romanzo è diviso in due libri. La scrittura è schietta e cruda e si legge con un filo di gas. Dopo la storia dei nonni, si entra in quella più diretta di Calliope / Cal, dove si cresce prima con lei per arrivare a lui. Non c'è niente di vergognoso, ma molto di umano, di vero. Credo però che se si ha problemi con questo tipo di argomenti, come quello dell'incesto o dell'identità di genere, sia meglio non leggerlo o meglio che prima di leggerlo sappiate di cosa andrete a leggere. Però non è detto che se abbiate idee contrarie a tutto questo non possiate leggerlo, anzi. È comunque qualcosa in più. Quindi credo che in ogni caso sia un bene leggerlo.

martedì 23 luglio 2013

Sono nel tuo sogno (scritto da Isabel Abedi)

Titolo originale: Lucian

Tralasciando anche in questa occasione l'orrenda traduzione del titolo, parliamo del libro. Alcuni spunti mi sono piaciuti, come il fatto che la protagonista, Rebecca, abbia due madri. Janne è la madre naturale, Spatz è la sua compagna e tutte e tre vivono assieme ad Amburgo. Il padre invece vive a Los Angeles con la sua nuova famiglia. Inoltre è scritto davvero bene. Scorrevole, e la costruzione dei periodi è intrigante. Non manca l'ironia, e comunque la storia è a suo modo particolare. Il punto che non mi fa dare pieni voti è l'eccessivo romanticismo. È un commento molto personale, è probabile che per chiunque altro sia proprio questo punto a renderlo davvero davvero meritevole. Per questo mi sento in dovere di descrivere un po' la trama, potrebbe essere proprio il libro che cercavate, e non vorrei essere io a mettervi qualche minimo dubbio. Come già detto la protagonista è Rebecca, una ragazza che vive ad Amburgo con le sue due mamme e adora nuotare. Durante una delle serate dedicate alle tre ragazze della famiglia, Becky sente come un piccolo strappo dentro di sè. Non sa spiegare cosa sia, ma da quel momento si sente terribilmente sola. Affacciata alla finestra scorge uno strano ragazzo in strada e sembra che stia guardando proprio lei. Ma la cosa che più stupisce Rebecca è come si senta al sicuro e completa in presenza del misterioso ragazzo anziché spaventata. Lo incontrerà più volte, e la sensazione è sempre la stessa: quando c'è lui vicino si sente bene, quando lui è lontano è come se le mancasse qualcosa, come se provasse un piccolo dolore. Lui è Lucian, non ha passato non sa chi è e prova le stesse sensazioni di Rebecca. Questa è l'unica certezza che ha. Si scoprirà quindi il mistero attorno a questo ragazzo e al forte legame che lega i due. I dubbi di Rebecca e dei suoi amici più cari, la madre che sembra sapere qualcosa e per la prima volta sembra mentire alla figlia e proteggerla eccessivamente. Sogni premonitori, sogni particolarmente inquietanti. Sì perché Lucian trova Rebecca grazie ai propri sogni. Insomma, mi fermo qui per non svelare troppo, ma il mistero e gli intrecci sono all'ordine della trama. Come già detto è un romanzo interessante, ma per il mio gusto personale un po' troppo romantico. Per cui se siete per il romanticismo, il mistero e gli intrighi, è il libro per voi!

giovedì 27 giugno 2013

Racconti dell'età del jazz (scritti da F. S. Fitzgerald)

Titolo originale: Tales of the Jazz Age

Raccolta di racconti di Fitzgerald. Sono tutti stati pubblicati precedentemente e separatamente, in anni e riviste diversi. Poi li ha riuniti in un unico volume con una piccola introduzione prima di ognuno. Se prima pensavo di amare Il grande Gatsby, ora so che amo proprio la scrittura e l'essere di Fitzgerald. "È un genio!... No fantastico!... Graaaande!" questo pensavo sogghignando mentre leggevo anche solo l'introduzione di poche righe da lui scritta. E i racconti...pazzeschi. Ritornano (o meglio, questi sono precedenti, quindi diciamo che iniziano ad esserci) i temi che già avevo intercettato in Gatsby. I personaggi femminili, il proibizionismo, l'alcol e le feste. L'amore, l'uomo disperato, la società e come è l'essere umano. A volte il peggio, a volte il meglio. Ogni racconto ha il suo fascino, e mi son sentita bene leggendoli. Bene perché mi sembrava che chi avesse scritto quei racconti, sempre e comunque aveva qualcosa da dire, e fosse lì. E quando scoprivo gli aneddoti dalle introduzioni, capivo che era davvero così. E che avrei davvero voluto conoscerlo. Mi sarei troppo divertita! Vorrei citare ad esempio le righe che precedono il racconto La vasca azzurra:

«Scrive per qualche rivista?» chiese la ragazza.
«Oh, certo» dissi. «Ho pubblicato alcuni racconti e commedie sullo "Smart Set", per esempio...»
La ragazza rabbrividì.
«Lo "Smart Set"!» esclamò. «Ma come è possibile! Un giornale che pubblica tutta quella robaccia su ragazze nelle vasche da bagno azzurre e scemenze del genere...»
Ebbi allora la gioia sublime di dirle che si riferiva probabilmente alla Vasca Azzurra uscito proprio sullo "Smart Set" parecchi mesi prima.

Come si fa a non stimarlo?! È perfetto anche nelle parole e nella forma che sceglie!
Di seguito vi scrivo i racconti che sono presenti in questo volume, e sì, alcuni li riconoscerete!

-Il fannullone
-La parte posteriore del cammello
-Primo maggio
-La vasca azzurra
-Il diamante grosso come l'Hotel Ritz
-Il caso singolare di Benjamin Button (sì, intendevo questo!)
-Tarquinio a Cheapside
-La strega dai capelli rossicci
-La feccia della felicità
-Il signor Icky
-Jemina, ragazza di montagna

Consiglio vivamente quindi di leggerli, perché credo che davvero ci si perda qualcosa non facendolo.   

sabato 8 giugno 2013

La casa stregata e L'orrore a Red Hook (scritti da Howard P. Lovecraft)

Titolo originale: The shunned house; The horror at Red Hook

Sono due racconti di Lovecraft che ho trovato stampati assieme. Il primo è raccontato in prima persona, mentre il secondo in terza. In tutti e due sono protagonisti, oltre a forze sovrannaturali e demoniache, delle strutture. In La casa stregata è ovviamente una casa. Sembra che chiunque ci abbia vissuto sia deperito e poi morto. E così il protagonista, insieme allo zio, vuole capire cosa si nasconde dietro queste dicerie. Quello che mi ha colpito è stato lo scetticismo del protagonista. C'è quindi una spiegazione scientifica per quel che vede. Ammette che è qualcosa di soprannaturale, ma ci trova anche una spiegazione chimica. Ed è proprio questa la sua arma. Nel secondo racconto invece il protagonista è un poliziotto che davanti alle mura di un alto palazzo inizia a urlare e a comportarsi in modo strano. Questo a causa di un vecchio caso nel quale si trovò coinvolto, dove appunto si parla anche di Red Hook un casermone di mattoni, dove personaggi strani e strane scritti e rituali prendono forma. Anche in questo caso lui non ha potuto raccontare tutta la verità sulla sua terrorizzante esperienza, poiché non sarebbe stato creduto. E forse tutti e due volevano dimenticare. Inoltre in tutti e due i racconti si fa accenno ad Edgar Allan Poe. Ho anche apprezzato in La casa stregata, quando si fanno cenni a Exeter, e a certe credenze....ricordate? Dracula, sì! E infatti chi muore in quella casa, muore dopo essersi "sciupato", dopo aver sofferto di una strana anemia.
Mi ha colpito anche l'amore per i dettagli (anche storici o bibliografici) e appunto la puntigliosità (esiste questa parola?!) scientifica e chimica. Però devo ammettere che in generale, non mi ha colpito abbastanza. Mi ha attratto, ma dopo averlo letto non mi ha riempito tanto quanto altri libri o racconti che ho letto. Forse dovrei rileggerli più avanti, in un altro momento. Ah, inoltre è importante la traduzione. Una volta mia sorella lesse un libro e non le piacque per nulla. Poi lo trovò con un'altra traduzione e curiosa lo rilesse. Le piacque molto! Per questo avviso anche voi: cercate di capire se è o meno una buona traduzione, non si sa mai! Ci potremmo perdere delle perle di letteratura per una traduzione balorda!

domenica 2 giugno 2013

L'inganno della morte (scritto da Guglielmo Scilla)

Appena finito. Allora, diciamo che l'ho comprato per vari motivi. Uno: ne avevo sentito parlare in modo positivo. Due: mi piaceva un sacco la copertina. Tre: è scritto da un ragazzo giovane. Quattro: avevo visto i video di questo ragazzo giovane. Sì sì, mi erano piaciuti, altrimenti non sarebbe stato uno dei motivi! Solo a casa mi sono accorta che in realtà non sapevo esattamente di cosa parlasse, quale fosse la trama. In ogni caso mi aveva attirato in libreria, e una serie di eventi ha fatto in modo che avessi la possibilità di acquistarlo. Per la Festa delle Fiamme, nove ragazzi vengono sorteggiati e con indosso ognuno il proprio costume (legato alla leggenda che sorregge questa usanza) dovranno sfidarsi. Chi arriva al braciere di Tolomeo e riesce ad accenderlo con la propria fiaccola, vince. Ovviamente ci sono ostacoli di ogni sorta all'interno del villaggio. Questo è il palio, e Daniel viene sorteggiato. In realtà è stata la nonna (adoro questo personaggio, anche se per ovvie motivazioni che capirete non è molto presente!). Lui ne è felice quanto Valentino Rossi dopo che Bautista oggi l'ha preso per un birillo e l'ha steso alla seconda curva del primo giro...(sì, seguo la motogp e sono incavolata nera). Comunque, la supernonna gli ha preparato il suo costume e lui non può far altro che stare al gioco. È nella gilda più sfigata (a detta loro) ma vince. No non picchiatemi, non è un vero e proprio spoiler, perché la storia non è concentrata su questo aspetto, solo inizialmente diciamo. Daniel vince il palio, festeggia e muore. Un incidente? non sembra. In ogni caso si ritrova in questo altro mondo. Il mondo dei morti. Dovrà affrontare anche qui varie prove, conoscere un universo che lui credeva completamente diverso, e sarà seguito da tre Guide. Conoscerà altre anime, e scoprirà che c'è qualcosa di più grande nascosto dietro alla sua morte. Demoni, sotterfugi, tante e tante domande. E tante bugie. Così Daniel è alla ricerca della verità, ma non sarà solo nel suo "viaggio". Non è solo perché trova come alleati altre anime giovani come lui. Però io credo che in realtà Daniel sia effettivamente solo. Positivamente. Quando leggevo avevo la sensazione che, oltre al capire cosa stesse accadendo insieme alle sue nuove amicizie, avesse bisogno di capire se stesso. Implicitamente però. Accidenti, mi accorgo di non riuscire a spiegarmi. Diciamo che Daniel è illuminato di luce propria, gli altri personaggi noi li vediamo soprattutto con luce riflessa. Diciamo un po' meno intensi. Sempre in senso positivo, sì. L'ho trovato un bel libro. Ammetto che inizialmente ero un pochino-ino-ino scettica (le scuse a Guglielmo!), però sbagliavo. Ok, noi lo conoscevamo per altri motivi e non per la scrittura, ma cosa significava? Effettivamente nulla. Perché il mondo che ha creato è davvero una scintilla. Si legge bene (forse giusto nella parte iniziale alcune frasi mi suonavano a volte ridondanti, magari con una parola di troppo, ma è solo mio gusto personale ovviamente!) e i personaggi sono vivi. Uhm, sì dai sembra un gioco di parole visto che parliamo di persone che sono morte nella storia, ma dai, mi avete capito. E anche l' "Oltretomba" che ha scaturito non è niente male. Inoltre ti fa incuriosire, ti lascia delle mollicole di pane che ti chiedi dove accidenti ti porteranno! Che adoro la nonna l'ho già detto. Inoltre mi è sembrato che Daniel fosse davvero reale. Si comporta e dice cose che effettivamente sono molto più reali di altre che spiattellano i soliti eroi. È umano. Nutre dei dubbi, a volte un po' di stizza per i successi degli altri che lui ancora non è riuscito a raggiungere, ma senza malizia. Insomma è uno di noi! E poi l'ironia non manca, e a volte mi trovavo a ridere, anche perché leggevo la frase e magicamente nella mia testa era la voce di Guglielmo a dirla! Voglio dire che si riconosce il suo stile, ed è una bella cosa.
Io spero ci sia un seguito. No davvero, deve esserci. Ci sono troppe domande e situazioni in sospeso!
Ah! Poi un altro personaggio che mi piace davvero molto: Cybele. La incontra quando è ancora vivo, una ragazzina bianca come la calce con iridi rosse, e la rincontrerà da morto. Un personaggio che mi piace per il suo osservare. Non voglio dirvi di più altrimenti svelo troppo. Poi adoro come si inseriscano nomi mitologici. Insomma è stata una bella scoperta. Quindi leggetelo se vi capita.

lunedì 27 maggio 2013

Il grande Gatsby (scritto da F.S. Fitzgerald)

Titolo originale: The great Gatsby

Lo lessi qualche anno fa. Fu un regalo, molto gradito. Mi piace quando mi regalano i libri! L'ho riletto perché ho visto il film che è uscito da poco (sono una fan di Di Caprio!). Mi è piaciuto, ma ho sentito il bisogno di rileggere, come dire....l'originale! Quando lo lessi la prima volta, rimasi stupita. Non mi aspettavo mi sarebbe piaciuto così tanto. E rileggendolo non mi ha deluso. Il suo cinismo mi ha rapito. È scritto in prima persona, da Nick Carraway. Nick si trasferisce nel West Egg. Ha una casa modesta, e al di là della baia vive la cugina, Daisy, sposata con un suo vecchio compagno di università: Tom. Siamo nei ruggenti anni '20, e la visione della storia che vuole dare il nostro Nick è senza giudizio. Sappiamo tutti che è impossibile, anche lui, quindi io preferisco dire che lui sembra cerchi di non avere PRE-giudizi. Comunque, di fianco alla sua modesta dimora si erge una sorta di castello, con un giardino perfetto, e dove per tutta l'estate si festeggia alla grande. Davvero, feste grandiose dove praticamente tutti gli invitati non sono invitati. Sono imbucati. Quasi nessuno conosce il proprietario di casa di persona, e circolano varie voci su chi sia in realtà e cosa abbia fatto nella sua vita. Lui è Jay Gatsby. Contrariamente a tutti gli altri, Nick riceve un invito per una di queste famose feste, e conosce così il suo vicino. Gatsby è come avvolto da un alone di mistero, e sembra che con quel suo sorriso riesca davvero a conquistare qualsiasi persona. Spesso Nick si accorge che Jay gli sta raccontando qualcosa che non è reale, ma capisce anche come mai riesca a convincere sempre tutti. Per tutto il racconto i suoi sentimenti per Gatsby sono contrastanti. Non sopporta il suo modo di pensare, le sue conoscenze, e a volte è davvero infastidito da alcuni suoi comportamenti. D'altra parte, lo ammira e lo capisce. A volte vorrebbe andarsene e lasciarlo solo, altre vorrebbe dargli una pacca sulla spalla e complimentarsi. Il fatto è che questo ragazzo che sembra esser diventato ricco dal nulla, ha uno scopo. No, chiamiamolo sogno. Un sogno nel quale ripone tutta la sua speranza. Daisy. Sì, quella piccola viziata menefreghista e sbadata ragazza. Non svelo di più altrimenti vi svelo tutto il libro. In ogni caso mi piace davvero molto come è scritto. Le metafore, le frasi, i dialoghi. A volte rileggendolo trovavo frasi sottolineate e piccoli appunti di fianco. Mi ha colpito davvero molto. E ho subito adorato Gatsby. Anche Nick non è male. Sono ironici, cinici. E ti ritrovi in mezzo agli sbalzi di opinione che Nick ha verso Jay. Io credo che leggendolo, non si possa rimanere immuni al fascino di questi personaggi. Di questi anni. Di questa storia romantica senza essere diabetica, e trasudante speranza. Una speranza in un sogno appartenente al passato. Insomma, lo consiglio, sì.
Ho letto ultimamente articoli sul film, appunto, di Baz Luhrmann. Dicono che non mette in risalto la storia d'amore, che le feste sono una copia del film Romeo+Giulietta, che è una sorta di flop insomma. Io non credo proprio. La storia arriva dritta al cuore, come arriva dal libro. Certo, in maniera diversa, ma non è questo il punto. Nel film ho amato le riprese vertiginose iniziali, e l'attenzione a piccoli particolari descritti nel libro, a frasi riportate fedelmente, ma soprattutto quali frasi. Secondo il mio modesto parere, è stato un bell'omaggio. E non mi sembra che le feste siano state così esagerate. Nel libro le descrive feste esagerate. Ecco, forse nel film Nick è descritto soprattutto quando è pro-Gatsby, mentre nel libro forse è più il contrario. Ma riflettiamo un attimo. Leggiamo il titolo. Il grande Gatsby. La storia la vuole raccontare Nick, e nel farlo non riporta mai che qualcuno lo chiamasse con questo appellativo: grande. È quindi una sua scelta descriverlo nel titolo come grande. Pensandoci, il titolo si può leggere in due modi. Un pò come l'atteggiamento che ha verso Gatsby in tutto il romanzo. Descrive in modo vero. Semplice. Non facile, badate, ma semplice. Dritto al punto. Senza paura. Merita davvero di essere un classico.

P.S.: Credo che Leonardo Di Caprio abbia capito Gatsby. È stato magnifico nell'interpretarlo. Diciamo che all'inizio ero un po' come Nick: Di Caprio è il mio attore preferito, ma sarebbe riuscito a dar davvero vita a uno dei miei personaggi preferiti? La risposta è stata sì. Beh, un grazie anche al regista aggiungerei.
Seconda cosa. Ci sono davvero perle di vita in questo romanzo.

martedì 14 maggio 2013

Piccoli mostri da incubo (scritto da Kelly Link)

Titolo originale: Pretty Monsters

È una raccolta di racconti brevi. Sono particolarmente affezionata ai racconti brevi, mi piacciono molto in genere. Adoro come scrive Kelly Link. Concisa. Sincera. E anche ironica! A volte "blocca" la narrazione della storia per dire qualcosa, e magari è capace di scrivere cose come «Ma certo a voi non interessa la mia opinione sulla poesia. Vi conosco bene, anche se non ci conosciamo. State aspettando che arrivi alla parte dove si dissotterra una bara». È geniale! In questi racconti è presente del sovrannaturale, ma non esagerato, quel pizzico che serve per farti sentire strano. Per rendere tutto più misterioso e accattivante, senza però che tu te ne renda conto. Ammaliante. Ecco, ho trovato l'aggettivo. Ci sono bare dissotterrate per riprendersi delle poesie, capelli e cappelli inquietanti, gemelli (dai, come dice la Link, fanno sempre effetto i gemelli in queste storie!), maghi, poteri, un racconto dentro un racconto, giochi grotteschi, e strane trame. Il più delle volte finisci il racconto e ti chiedi: ma è davvero la fine? Cosa sarà successo davvero? Ti lascia sempre quel piccolo dubbio che ti affascina ancor di più e che nel frattempo ti logora un pochino di curiosità! E quindi ti ritrovi che vuoi leggere! Accidenti vuoi leggere cosa succederà ai prossimi protagonisti! Inoltre l'autrice giudica, in qualcuno dei racconti, i suoi personaggi. Li critica, e non solo da come li descrive...proprio esplicitamente, palesemente. E te lo ribadisce! Inoltre non è banale. Di solito è facile cadere un po' nei clichè, ma Kelly Link è riuscita a creare un suo mondo, a portare i suoi racconti su di un'altra dimensione. È stata una lettura divertente, stimolante, ammaliante (sì mi piace questo aggettivo!), interessante. Ci sarebbero altri aggettivi, davvero, sarebbero troppi! Inoltre gioca davvero molto con il lettore. A volte ti stupisci, inarchi le sopracciglia e pensi: ma....sta parlando con me! È davvero una cosa buffa! E che ti rapisce ancor di più. Quindi ha ragione a dire appunto: "vi conosco bene, anche se non ci conosciamo"...è furba! E mi piace! Sì sì, consigliato vivamente!
Vi scrivo di seguito i titoli dei racconti che costituiscono la raccolta. Purtroppo sono solo in italiano!

-La bara sbagliata
-I maghi di Perfil
-Magia per principianti
-La borsa fatata
-Il cappello dello Specialista
-Il mostro
-Il surfista
-La sentinella di Abal
-Piccoli mostri da incubo
-Il gioco di Cenerentola

Ah poi altre due cosucce. Adoro come iniziano questi racconti. Non con troppe prefazione che spiegano chissà cosa, o i soliti "C'era una volta". Iniziano schietti! Fantastico! Inoltre questo libro l'ho comprato a peso. Sì davvero. C'era una bilancia, e tu prendevi un libro dal banco del Promo a peso, lo pesavi e ti veniva fuori quanto lo dovevi pagare. Esatto, come si fa con la frutta e la verdura nei supermercati. Gran colpo di fortuna, me lo dico da sola!  Sono tutti racconti un po' inquietanti o comunque particolari. Insoliti. A volte poi il titolo sembra banale, e poi ti devi ricredere. Insomma, vi consiglio di leggerlo. Siate curiosi!

lunedì 6 maggio 2013

Dracula (scritto da Bram Stoker)

Allora, premettiamo che ho preso il libro in biblioteca, e l'edizione che c'era era degli anni '70. A volte dovevo capire cosa ci fosse scritto perché gli errori di battitura erano assai frequenti. Eheheh. Ero veramente curiosa di leggere l'opera originale. Ed ero contenta di non avere stereotipi nella mia mente. Certo, sapevo come si uccide un vampiro, o che cosa sono. Non avevo mai visto però nessun film sul Conte Dracula, o sceneggiato, o quel che vi pare. Per cui la mia testa era come una spugna nuova, che poteva assorbire tutte le informazioni, senza respingerne alcuna. Devo ammettere che mi è piaciuto. Innanzitutto è bella la struttura: tutto sotto forma di stralci di diari, o di articoli di giornali, o telegrammi, o lettere. Abbiamo soprattutto il punto di vista di Jonathan Harker, Mina Murray (che presto diventa Mina Harker...aaaah, l'amour!), nella prima parte Lucy Wenstenra, il Dottor Seward e qualcosa scritto anche dal Dottor Van Helsing. Inizialmente siamo in Transilvania, nel castello del conte, e il giovane Harker deve svolgere dei compiti legali per il caro Conte Dracula. Scrive ogni minimo particolare di quel che succede nel suo diario stenografato (vorrei imparare pure io) e ben presto ci troviamo a leggere degli orrori che percepisce nel castello, di incontri con creature a sua detta diaboliche, e di come si senta in trappola. Queste sensazioni ci arrivano amplificate, perché sono descritte dalle parole stesse di chi le sta vivendo, e con un bel ritmo incalzante. A volte mi veniva da sorridere, perché comunque il modo di parlare era decisamente diverso dal nostro. Un po' più aulico posso dire. Ma anche questo aspetto non era affatto male! Mina è la fidanzata di Jonathan. Questa donna è un genio, più si va avanti nella storia, più lo si comprende. A parte doti di intelligenza, è una donna forte. Forse quella che nella storia ha più forza psicologica di tutti. Persino di Van Helsing. Comunque, Mina oltre al diario ha una fitta corrispondenza con la dolce Lucy. Chioma rossa, occhi dolci, e una persona buonissima (ecco, sono tutti un po' troppo buoni forse. A parte Dracula, ovviamente). Lucy è talmente amabile che ben in tre uomini le hanno chiesto la mano: il Dottor Seward, l'americano Quincy Morris, e l'audace Arthur Holmwood (o Lord Godalming, quando morirà il padre). Lucy è innamorata di Arthur, e sarà lui la sua scelta, malgrado l'addolori dover far soffrire gli altri due. La beffa è che i tre uomini sono grandi amici. Poracci. In ogni caso la coppia di innamorati non si sposerà mai. Lucy verrà morsa dal Conte. Piano piano perde le forze, si trasforma. Nemmeno Van Helsing, che già ha un'idea di cosa stia accadendo, riuscirà a salvarla. E dovranno superare una prova di grande forza: distruggere la Non-morta che ormai Lucy è diventata. Insomma, per una serie di circostanze si ritrovano tutti assieme, Mina, Jonathan, Seward, Quincy, Arthur e Van Helsing. Riapriranno il diario di Harker (che se avesse potuto avrebbe volentieri evitato. Non voleva ricordare nulla di quel periodo, ma sapeva che prima o poi quelle informazioni sarebbero servite). Ed inizia la caccia. I personaggi mi piacciono assai. Mi piace la laconicità (si dice?!) di Quincy Morris. Lo adoro quando tutti sono in ansia e agitati, e lui fa le sue domande, calmo e tranquillo in apparenza. Mi piacciono i coniugi Harker. Sono talmente innamorati. I loro scambi di sguardi, le strette di mano al posto delle parole. A volte sono un pò esagerati, ma va bene così. Inoltre quello che dovrebbe essere il protagonista, quindi il Conte, sembra davvero essere un' ombra sfuggente. Perché mentre noi siamo dentro alle sensazioni, alle idee, ai dubbi di questi personaggi, il Conte è sfuggente. Ne abbiamo un'idea all'inzio grazie a Jonathan. Comunque sempre raccontato da altri, con il punto di vista dei "buoni". Insomma, non l'avrei mai detto, ma leggere questo classico mi è piaciuto. Per cui che siate fan sfegatati di vampiri, o che siate semplicemente curiosi come me, questa è una lettura che consiglierei!

giovedì 18 aprile 2013

Undead. Gli immortali (scritto da D. Stoker & I. Holt)

Titolo originale: Dracula: the Un-dead

È il primo sequel autorizzato di Dracula. A scriverlo, il pronipote di Bram Stoker che risponde al nome di Dacre Stoker, e un grandissimo fan e studioso del mito di Dracula, nonché sceneggiatore dal nome Ian Holt. Questi due personaggi hanno tutta la mia ammirazione. Holt è riuscito a realizzare il suo sogno, semplicemente credendoci e rimboccandosi le maniche. Hanno voluto scrivere questo sequel, per poter dare vera giustizia al romanzo di Bram. Ci sono stati un pò di casini in passato sui diritti d'autore in America, si sono presi molte libertà e non hanno pagato un centesimo a Florence, la moglie di Bram. Insomma, la famiglia Stoker ha perso un po' l'entusiasmo, e diciamo che non ha proprio una bella opinione di Hollywood, giustamente. Pensate che c'è gente ormai così presa dalle versioni cinematografiche, che quando legge il romanzo dice: no, si è sbagliato. What?! Ahahaha! Dire che il creatore si è sbagliato è un po' un controsenso, ma va bene così. Comunque, in questo libro troviamo i sopravvissuti della compagnia degli eroi, e il figlio di Mina e Jonathan Harker che porta il nome del povero Quincey Morris. Premetto che io, non odiatemi, non ho mai letto Dracula di Bram Stoker. Mai visto nemmeno i film. Ma questo sequel mi è talmente piaciuto, che sono corsa alla biblioteca per cercare il romanzo del caro vecchio Stoker. La cosa che poi ADORO in questo libro è come ci siano personaggi realmente esisti all'epoca, e persino personaggi ripresi dalle vecchie stesure di Bram. Inoltre, è presente Bram stesso! Poi ci sono tanti piccoli dettagli e indizi nascosti, e io sono andata in brodo di giuggiole! Alcuni poi te li svelano i due autori nella postfazione. Si scusano anche con i "puristi" per aver dovuto modificare qualche data, o qualche particolare. Ma è tutto spiegato. È tanta la passione e la voglia di riscatto che hanno messo in quest'opera, che non puoi non accorgertene. Inoltre il ritmo della narrazione parte moderato per poi aumentare, proprio come gli eventi che accadono. Mi piace come hanno strutturato i personaggi, come ci siano alcune brevi scene, che capsici solo dopo, e mi piace tutto il lavoro, tutto lo studio che c'è stato dietro. Davvero, hanno messo il cuore in questo romanzo. Hanno voluto fare un grande omaggio a Bram Stoker, riscattare la famiglia ormai amareggiata e riaccendere la scintilla per poter riportare a galla Dracula il libro, non i film con libere interpretazioni. E devo dire che ci sono riusciti, perché ho sentito il bisogno di leggere di Dracula, della compagnia degli eroi, per poi trovare anche tutti quei particolari qui, in Undead. Insomma, non vedo l'ora di iniziare Dracula, di Bram Stoker. Grazie Dacre e Ian, siete riusciti nel vostro intento!

mercoledì 10 aprile 2013

Il ballo (scritto da Irène Némirovsky)

Titolo originale: Le bal

È un racconto breve. Lo scrisse nel 1928, quando aveva venticinque anni. La cosa particolare è che questa autrice è nata a Kiev, ma essendo vissuta a Parigi, i suoi racconti li scrive in francese. Questa particolare trama si sviluppa attorno alla preparazione di questo ballo. I signori Kampf sono nuovi ricchi, e per poter entrare davvero nell'alta società decidono di fare quello che fanno tutti: ostentare la ricchezza, organizzare un ballo. La quattordicenne Antoinette però non potrà parteciparvi. La madre sembra che la disprezzi in modo soffocante, e alle repliche della figlia le risponde che non è ancora una donna, e non lo sarà per molto tempo. È lei la donna, è lei l'affascinante di casa. Nel corso del racconto la piccola (così viene spesso chiamata) si interroga sulle persone dell'altro sesso. Come sarà baciare? Perché le è vietato crescere, diventare una donna? Eppure, lei sa che succederà presto. Sua madre invece sembra decisa a imprigionarla in uno stadio infantile, per non avere rivali. Io, io, io... La tratta davvero malissimo, le dice cose terribili, la sminuisce di continuo. Tutto questo perché vuole rimanere la donna di casa, perché è schiava del denaro e nessuno, nessuno deve sapere che loro non sono sempre stati ricchi. Deve essere tutto perfetto, deve andare tutto come dice lei. Non ha molto tempo. Lo specchio le dice ogni volta che si specchia che ormai non è più tanto giovane. E così Antoinette medita la sua vendetta. Senza rimorsi, senza commozione. Ah, mi piace. Ha un modo di scrivere molto soffocante in realtà. Nel senso buono. Ti senti come trasportato dentro a un ciclone, ma non riesci mai ad arrivare a quel punto di calma. È febbrile. La figura della madre, è una matrigna. La donna è vista come arrampicatrice, e sempre più desiderosa di ricchezze. L'uomo è lì, a sopportarla, a deriderla pure, a volte. Questo racconto è come una piccola breccia nel mondo della Némirovsky, che mi piacerebbe approfondire. Inoltre lei, essendo ebrea di origine, venne deportata e morì ad Auschwitz. Continuò comunque sempre a scrivere e noi abbiamo le sue ultime opere grazie alle figlie e alla loro valigia piena dei diari, delle lettere e delle bozze precise della madre. Anche questo lato biografico mi affascina. Inoltre mi piace come descrive il cambiamento, anche fisico, nella signora Kampf dopo che è diventata ricca. È un'autrice che voglio conoscere meglio. Se vi capita, leggete questo racconto breve.

lunedì 8 aprile 2013

La traccia dell'angelo (scritto da Stefano Benni)

Intanto mi piace leggere un libro nella sua lingua originale, soprattutto se è italiano! Questo autore non l'avevo mai letto e il suo libro mi è capitato fra le mani per caso. Me lo ha portato mia sorella. Non ha molte pagine, ma scava. Mi piace come scrive. Frase brevi, concise. E dirette. È come un coltello. Però non ti ferisce facendoti male, è quel dolore piacevole, quel dolore sopportabile, che ti rende più vivo. Avete presente? Come quando non so, fai un salto da un posto molto alto e c'è quel momento che sei sospeso in aria. Eccitazione e paura insieme. Poi arrivi a terra e magari ti cedono un secondo le ginocchia e ti ritrovi a terra. Un piccolo livido, che però cavolo, ti ha tenuto sveglia. E vedi, in quel momento, tutto più limpido (nel libro Beauty direbbero che ti rende "frizzolo"!). Adoro poi il nome del protagonista: Morfeo. È tutta la sua vita raccolta in poche pagine, con salti temporali, e appunto segnata dalla traccia degli angeli. Sarò sincera. Non sono in grado di ri-raccontare la trama. Però posso dirvi quali sono gli argomenti che accompagnano la storia. La vita di Morfeo, da quando era piccolo e gli cadde in testa una persiana, causandogli una commozione cerebrale. Viene dimesso dopo qualche giorno. E poi è grande. Un dottore gli annuncia che ha l'epilessia e lo imbottisce di medicinali. È questo l'argomento. L'essere schiavi di medicine, e dei mercanti di medicine. È un attacco a quel mondo. Sì, è pienamente condiviso da me. La dipendenza da farmaci che spesso può essere evitata, ma non possono evitartela: l'economia dei mercanti di medicinali. E ci sono gli angeli. Non sempre buoni, non sempre cattivi, che vogliono stare fra gli uomini. Fare di più per loro. Ma non ci sono sempre. A volte arrivano, a volte ti abbandonano. È la traccia del'angelo. E se all'inizio non capisci appieno cosa significhi, insieme a Morfeo arrivi a comprendere. È una lettura che mi è piaciuta. Talmente, che dopo tanto tempo ho ripreso la matita in mano per sottolineare le frasi che più mi colpivano. Finisco questo post con un estratto dal libro:
"Un angelo non c'è sempre. Se no, non è un angelo. La sua prerogativa è che qualche volta arriva e qualche volta ti abbandona. Ecco l'essenza, la traccia dell'angelo."

domenica 7 aprile 2013

Beauty -trilogia (scritto da Scott Westerfeld)

I. Brutti (Uglies)
II. Perfetti (Pretties)
III. Speciali (Specials)

Come detto in precedenza, avevo interrotto la lettura di questo tomo, causa arrivo dell'ultimo libro di Harry Potter in inglese. Quando l'ho ripreso, c'è voluto un pò di tempo per ricarburare. Ero a metà del secondo libro (ogni libro è diviso in tre parti). Ma l'ultimo...l'ultimo l'ho letto in pochissimo tempo. L'ho divorato. Ma partiamo dall'inizio. Allora, dovete sapere che qualche anno fa uscirono i primi due libri, separatamente, ma non il terzo. Stamparono invece il tomo che appunto ho preso io, con tutti e tre i volumi al suo interno. Per cui chi aveva preso i primi due volumi qualche anno fa è rimasto fregato, si è dovuto comprare il tomo unico per sapere come andava a finire. Ecco, io qualche anno fa notai la copertina di Brutti. Mi ispirava, sia la grafica del libro, che la trama. Però ero sempre indecisa, non riuscivo mai a comprarlo. Poi, quest'anno, per caso mi imbatto in questo volume unico. Ping... un segnale. Mi sembrava una trama familiare, ma la copertina era totalmente diversa e non capivo. Poi, a casa, l'illuminazione! Credo fosse destino isomma. Detto questo, cercherò di farvi capire perché mi è piaciuta tanto questa trilogia. È ambientata in un mondo dopo il nostro, superiore, pieno di tecnologia. E qui già si arriva a qualcosa di particolare: super tecnologia per non dover più sfiorare la natura selvaggia, gli alberi o gli animali. Sono tutti vegetariani, hanno aggeggi che spara loro tutto ciò che vogliono, librauto, librelle, elastigiacche. E non esistono conflitti. Non ci sono guerre. A scuola spiegano come vivevamo noi, e ragazzi davvero...ti sale la vergogna. Voglio dire, quello di cui parla Westerfeld è un mondo esageratamente "perfetto"-o almeno così sembra all'inizio- ma fanno piccole osservazioni, o frasi sul nostro stile di vita, che io credo di avere amato l'autore per questo. Dal mio punto di vista, l'intera saga è un manifesto contro l'uomo di adesso. E lo condivido. Torniamo alla trama però. Per evitare che ci siano conflitti, causati da colore e razze diverse, da diverse opinioni e diversa morfologia, a 16 anni ci si deve sottoporre ad una operazione di super chirurgia plastica che ti renderà Perfetto. I piccoli si chiamano Cuccioli, i ragazzi adolescenti che aspettano con ansia di poter diventare Perfetti, sono i Brutti. Iniziate a capire? Quando si diventa Perfetti, si passa al di là del fiume e si vive sull'isola dei NeoPerfetti. Questi sono sempre dietro a far festa e fare quello che più li aggrada, senza freno e senza cerimonie. Feste, alcool, feste. Tally Youngblood è la ragazzina Brutta che non vede l'ora di compiere i fatidici 16 anni. Si ritrova sola nel Dormi, e decide di fare uno "scherzo tipico da Brutti" e recarsi sull'isola assolutamente vietata dei NeoPerfetti per poter incontrare un amico. Fa un gran casino, riesce ad intrufolarsi ad una festa, a incontrare l'amico ormai Perfetto e rimane quasi shockata. Si sente inutile, si sente brutta, si sente sbagliata. Dopo questa bravata, che finisce con un'uscita trionfale, conosce una nuova amica: Shay. Lei ha qualcosa di diverso, non sembra entusiasta dell'operazione. I loro compleanni cadranno lo stesso giorno e Tally ne è felicissima. Shay le insegna a volare con le librelle, e fanno un sacco di scherzi assieme. Shay piace molto a Tally, ma poco prima del fatidico giorno l'amica le confessa che scapperà e la prega di andare con lei. Esiste un luogo laggiù, che si chiama Fumo, dove i Brutti che non vogliono sottoporsi all'operazione (obbligatoria), scappano. Per essere loro stessi, per rimanere Brutti. Tally non può crederci, non può essere vero. È semplicemente disgustata dalla proposta. Lei vuole diventare Perfetta. Non dirò altro, poiché altrimenti praticamente vi svelerei tutto il primo libro! Non sarebbe molto carino da parte mia. Comunque, durante la trama ci saranno tradimenti volontari e involontari, la conoscenza di Fumo e dei Fumosi, e delle forze di Circostanze Speciali. Questo ordine sembrava essere solo leggenda, e invece dei Perfetti di una bellezza terrorizzante, con lineamenti da lupo, faranno scoprire a Tally che esistono davvero, sono gli Speciali. Durante tutta la storia Tally cambierà spesso, ma quel suo qualcosa riuscirà a farla essere comunque sempre se stessa. È una ragazzina testarda, egoista forse un po', piena di dubbi e paure, ma coraggiosa senza volerlo. Ci saranno molti personaggi interessanti, e sviluppati bene secondo il mio parere! L'ultimo libro, come già detto, l'ho letteralmente mangiato. Dovevo assolutamente capire come sarebbe andato a finire. E mi è piaciuta, la fine non mi ha delusa, una fine intelligente secondo me. I capitoli sono brevi, ed è divertente capire il perché abbiano quel particolare titolo, inoltre fanno in modo che la lettura sia meno "pesante". Amo particolarmente quando parlano di noi, dei Rugginosi. A volte quasi sembrano provare pietà per noi. Dei poveri ignoranti assetati si potere e accecati dai soldi e dal volere avere sempre di più. Come dicevo, un Manifesto contro l'uomo dei nostri giorni. I Perfetti poi sembrano come imbambolati, sempre dietro a fare festa e a non pensare praticamente a niente. E anche in questo caso Tally farà scoperte sconcertanti, che un po' le daranno uno schiaffo per svegliarla un attimo! È come se l'autore ci desse una chance. Voglio dire, ci "condanna" un po' per il nostro stile di vita, ma allo stesso tempo anche questo nuovo mondo ai nostri occhi sembra esagerato. Ti senti sballottato, dubbioso. Non capisci se effettivamente abbiano ragione o meno sul nuovo modo di vivere, o cosa ti disturbi tanto. La chance di cui parlavo è quella di dirci, fra le righe, che abbiamo una scelta. Ci fa capire a cosa ci porterà il nostro comportamento e ci dice: ehi, guarda che tu puoi cambiare, possiamo scegliere, possiamo ancora accorgercene. Tu puoi pensare con la tua testa, sempre. E quando te ne accorgi puoi decidere se fare finta di niente e decidere che così va bene, o lottare per te stesso. Questo libro dovrebbero leggerlo tutti, in tutto il mondo. I potenti, i ragazzi, i ricchi, chi fa le guerre, chi è schiavo del denaro. Sarebbe un bello schiaffo. L'avrete capito ormai, io adoro i ribelli, adoro chi sceglie di pensare con la propria testolina! Leggetelo, fa bene!

mercoledì 3 aprile 2013

Gemma Doyle-La trologia (scritto da Libba Bray)

I. Una grande e terribile bellezza (A great and terrible beauty)
II. Angeli ribelli (Rebel Angels)
III. La rivincita di Gemma (The sweet far thing)

Hanno tradotto tanto bene i primi due, quanto orribilmente l'ultimo. Ma traduzione di titoli a parte, è una trilogia strepitosa. Questa autrice mi colpisce molto. Adoro il macabro che si respira nei suoi romanzi, e quella magia bellissima quanto terribile, appunto. La protagonista è Gemma, ragazzina di origini inglesi che abita a Bombay con la famiglia. È una signorina in tutto e per tutto. Mi spiego, la trama è ambientata nell'epoca vittoriana. È il suo compleanno, è al mercato insieme alla madre e la odia in quel momento. Non la capisce, lei ormai è grande e vuole assolutamente andare a Londra. E invece l'hanno intrappolata lì, dove non vuole stare. Inoltre succede qualcosa di strano, la madre vede qualcuno o qualcosa e decide di spedirla a casa. Figurarsi, non è mica una bambina lei! E fa una scelta molto matura...scappa. L'ultima cosa che dice alla madre è che la odia. Profondamente. E poi tante cose si susseguono. Si perde, qualcuno la segue e ha una visione. Vede la madre, l'uomo che deve averle fatto paura, un'onda nera e lei che fa un gesto inaspettato. Si uccide. Il ragazzo che la soccorre sembra sapere cosa le è appena successo e le chiede cosa diavolo ha visto, ma lei deve andare, deve accertarsi che quello che ha visto non è reale. E invece vede sua madre a terra, nel sangue. Così il suo desiderio si realizza, parte per Londra. La cosa strana era che sua mamma aveva lasciato detto che se le fosse capitato qualcosa, Gemma sarebbe dovuta andare nella scuola che aveva frequentato pure lei, a Londra. Gemma è un pò ribelle, non si lascia mettere i piedi in testa, ma è anche una ragazza in cerca di amicizia, o meglio, di complici. Così in quella scuola di signorine stringe rapporti (non senza sudarseli) con tre ragazze: Ann con la quale  divide la stanza, Felicity una ragazza bella e furba, una cacciatrice e Pippi, bellissima e altezzosa. Dopo i primi tempi duri, nei quali Gemma deve dimostrare quanto vale alle sue nuove conoscenze, le quattro amiche scopriranno terribili segreti. Gemma continua ad avere visioni che le indicano una strada e scoprirà la storia legata alla strana collana che le ha lasciato sua madre. Scoprirà di non essere come le altre, di poter aprire la porta che le collega con un mondo diverso. Un modo fatto di poteri sovrannaturali. Ma tutto questo non basta. Da Bombay Gemma si è portata non solo la famiglia, ma anche quel ragazzo che l'aveva seguita che sembra sapere molto più di lei su tutta quella storia. Kartik sarà restio inizialmente e le vieterà di usare la magia, di andare da quell'altra parte. Mettiamo in chiaro: Gemma di certo non si fa dire da uno sconosciuto indiano, anche se molto carino e attraente, cosa deve fare. Oltretutto è proprio questa particolarità che le porta l'ammirazione di Felicity e compagnia bella. Non vuole perdere le sue nuove amiche, deve usare la magia. E questo diciamo che è come inizia tutto il casino. Scoprirà segreti su sua madre, terribili verità sulla magia, l'estistenza di un Ordine. Se i due mondi sono divisi un motivo c'è. Farà i conti con le sue nuove compagne, assetate di potere, vogliose di libertà, ossessionate dal voler essere belle e accettate, con un ragazzo che la attrae ma allo stesso tempo è suo nemico, e con suo padre e suo fratello. Vorrei davvero dire altro, ma come sempre, se lo facessi vi rovinerei tutta la lettura, e non voglio farlo! Ci sono colpi di scena, e umanità. Ho scelto questa parola perché è quello che ho pensato la prima volta che ho letto la trilogia. I personaggi sono umani. Costruiti talmente bene da farteli odiare profondamente, o da farti piangere o da farti venire voglia di schiaffeggiarli e dire: svegliati! E poi tutta la storia legata a questo posto di magia, alla scuola, a sua madre alle visioni che la tormentano. Anche questa protagonista a volte mi fa alzare gli occhi al cielo, soprattutto per come si comporta con le sue "amiche". Errori madornali, che mettono in pericolo tutti solo per non sfigurare davanti alle amiche, solo per dimostrare che sei qualcuno, che puoi, che sei interessante. È un bello specchio di come siano i rapporti anche nella nostra realtà. Il voler sempre dimostrare di essere qualcuno. Tu qualcuno lo sei già, ma non perché gli altri lo dicono, ma perché sei tu. E questo Gemma lo capisce non proprio subito. Iiiiih! Ho già detto troppo. Comunque: ribellarsi alle regole, mistero, macabro, magia, amore, amicizie (a volte sbagliate ehm ehm..), coraggio, avventura e ribaltamenti di situazioni. Questo è solo la punta dell'iceberg di questa fantastica trilogia. L'ho letta più volte, e non mi stanco mai. Assolutamente da leggere.
P.S. È vero che sono protagoniste praticamente tutte donne (a parte Kartik, il padre e il fratello di Gemma e qualche altro uomo...), ma non pensiate che per questo è un "libro per ragazze". Assolutamente. L'ha letto anche un mio amico, e da quel che mi ha detto gli è piaciuto, per cui anche voi maschietti, se vi interessa leggetelo, non buttatelo nel dimenticatoio! Perché merita. A volte fa persino un po' paura!

lunedì 25 marzo 2013

Intervallo n° I

Sto leggendo una trilogia della quale ho comprato il tomo unico, per questo ci sto mettendo qualche tempo. Il libro in questione è la trilogia Beauty di Scott Westerfeld. I tre libri che lo compongono sono: Brutti; Perfetti; Speciali. Io sono alla seconda parte di Perfetti, quindi ancora un pochino mi ci vuole! Questa lentezza è dovuta dal fatto che nello stesso periodo mi è arrivato l'ultimo libro di Harry Potter in lingua originale, e non potevo aspettare, lo ammetto!
Però, non vorrei bloccare il blog perché sono lenta a leggere questa trilogia, per cui mi rivolgo a chi magari comunque segue questo blog (c'è qualcuno?) e vi chiedo una cosa. Ho qualche racconto breve, da me scritto, e potrei postarne qualcuno, giusto per sfruttare queste pause, questo intervallo. Che ne pensate? Se avete voglia magari rispondete con un commento. Anche nel caso fosse una risposta negativa, del tipo: per carità, NO! Almeno interagiamo un po' fra noi, e da un tempo che potrebbe sembrare morto, facciamo germogliare qualcosa. Altra idea, avete qualcosa che volete pubblicare? Racconto breve o poesia o canzone. Magari ve la leggo, e scrivo cosa ne penso! E magari, se non troppo lunghi, vi dedico un post. Insomma, lasciate qua sotto la vostra idea sulla cosa. Mi piace fare tavole rotonde, nel quale ognuno può dire la sua per arrivare a creare un qualcosa insieme!
M.P.

martedì 19 febbraio 2013

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine (scritto da Ransom Riggs)

Titolo originale: Miss Peregrine’s Home for Peculiar Childern

È un romanzo molto particolare. Me lo prestò mia cugina. Noi pensiamo che ci sia un seguito, ma sinceramente non ne ho sentito parlare. Comunque la cosa veramente originale è che questa storia nasce da delle fotografie reali. L'autore è un appassionato di vecchie foto, e da varie collezioni private ha scelto alcune fra le fotografie più misteriose e inquietanti, quasi grottesche e ha creato un mondo. Jacob Portam è cresciuto con i racconti del nonno Abraham e sognando di poter un giorno avere delle avventure come le sue. Il nonno racconta di come fu mandato in Inghilterra durante il periodo delle persecuzioni naziste per salvarlo, e come lì fece la conoscenza di Miss Peregrine e i suoi bambini speciali. Ognuno di loro, raccontava nonno Abraham, aveva una qualità speciale. Una bambina che sapeva volare, uno invisibile, uno che aveva uno sciame di api nella pancia, uno che può donare la vita e toglierla a piacimento. Le foto mostravano questi bambini e Jacob pendeva dalle labbra del nonno. Crescendo però, come succede purtroppo a tutti, il ragazzino non crede più a queste storie affermando che probabilmente le fotografie sono ritoccate, e che sia tutto nella testa del nonno, opera dalle terribili traversie che ha dovuto subire.
Un giorno però Abraham comincia a "dare i numeri" e avverte il nipote, soprattutto, che stanno arrivando. Orribili nemici stanno arrivando. Jacob deve aiutarlo, deve andare nell'isola dove sta Miss Peregrine. Una sera il nonno è particolarmente agitato e chiama il nipote chiedendogli aiuto. Quando Jacob arriva alla casa, lo trova nel bosco vicino ormai morente, e vede nell'ombra un orribile mostro. Iniziano così gli incubi che non lasciano vivere tranquillo il ragazzino. Decide di andare in Inghilterra a cercare l'orfanotrofio che ospitò all'epoca il nonno. E così scoprirà che il nonno non solo aveva raccontato la verità, ma non aveva raccontato tutto. Una realtà molto più pericolosa e terrificante.
Con questo libro si viaggia nel tempo, nel mistero, nel sovrannaturale e nell'orrore. A rafforzare questo senso di inquietudine sono le foto (appunto reali) presenti nel tomo, ad accompagnare le parole scritte. Di per sè le foto d'epoca hanno quel che di terrificante, che ti fa abbassare la cresta appena le guardi. Inserite in questa storia hanno un potere ancora più grande, e rimani incollato alle pagine per poterne sapere sempre di più! Si legge molto bene ed è un libro a dir poco affascinante. Le fotografie poi, sono fantastiche! Sono quel tocco in più, la ciliegina sulla torta! È per questo che lo consiglio vivamente. Ci sono colpi di scena, poteri sovrannaturali, viaggi nel tempo, organizzazioni, segreti e chi più ne ha più ne metta!

martedì 12 febbraio 2013

Underground (scritto da Murakami Haruki)

Titolo originale: Andaguraundo (parte prima)
Yakusoku sareta basho de (parte seconda)

Il libro è diviso in due parti, poichè la seconda è stata scritta successivamente e quindi pubblicata in un altro momento. Qui in Italia invece sono state stampate in un unico volume. La prima è Underground, appunto, la seconda Nel luogo promesso. Murakami è conosciuto per i suoi romanzi particolari, per le ambientazioni che riesce a creare. In questo libro però, è raccontata una storia vera. Il 20 marzo del 1995, alcuni appartenenti al culto religioso Aum armati di ombrelli con punte affilate, bucarono delle sacche piene di sarin (gas tossico) sui treni delle linee della metropolitana di Tokyo. Causarono 12 morti e migliaia di intossicati. Ne avete mai sentito parlare? Io no. Non fino a quando passeggiando in libreria, ho scorto questo libro. Avevo già altri libri di Murakami, ma questo mi aveva proprio attirato. E volevo saperne di più. Perché ci parlano sempre di attentati in America, in Europa, anche a distanza di anni e mai di quanto è successo in Giappone?! Io credo sia altrettanto importante ricordare cosa accadde quel 20 marzo a Tokyo. Lo scrittore ha sentito il bisogno di capire cosa hanno provato in quei momenti le persone coinvolte nell'incidente. Così il libro è un insieme di interviste fatte a chi ha accettato l'incontro. Prima di ogni racconto in alto è riportata una frase chiave della persona, il nome (a volte fittizio) e gli anni o data di nascita. Una breve introduzine dell'autore su come gli è sembrata la persona e poi l'intervista. Alcuni hanno avuto solo lievi intossicazioni, altri molto peggiori e ancora accusano sintomi. Immaginate di stare andando al lavoro. Solita ora, solito treno. D'un tratto sentite un odore strano, e poi vi sembra che tutto diventi buio anche se c'è il sole, vi gocciola il naso, non riuscite a respirare bene. Il caos. Leggendo però le varie interviste, ho capito come i giapponesi in questi casi si diano aiuto l'un l'altro nel maggiore dei casi. Non vanno in panico, e cercano di essere d'aiuto finché possono. Hanno descritto le sensazioni, cosa hanno visto, la loro vita e come questa è cambiata dopo l'attentato. E hanno parlato di come si sentono verso chi ha creato questa situazione. Io personalmente non conoscevo il culto Aum. E devo dire che sono rimasta sbalordita da come fosse organizzato. Nella seconda parte infatti Murakami ha voluto intervistare anche alcuni adepti del culto. Così veniamo a conoscenza di cosa li ha spinti ad avvicinarsi a questo culto, cosa li ha spinti (alcuni) a lasciarlo. Come si sono sentiti dopo l'attentato, se sapevano cosa stava succedendo. La maggior parte però non ne sapeva nulla. Non aveva idea dell'attentato (vivevano una vita distaccata dalla società), o comunque pensava che li avessero presi come capro espiatorio (erano successi altri "incidenti"). Poi però anche loro ammettono che dev'essere vero. Anche se secondo la loro dottrina questo atto sarebbe stato incoerente. Insomma, non si può fare di tutta l'erba un fascio. Leggendo questo libro io ancora di più mi accorgo che davvero noi sappiamo sempre una piccola parte delle cose, quello che ci dicono i media, quello che vogliono farci sapere. Se fosse successo a noi? Quindi per favore, non abbandonate l'idea di saperne di più perchè "tanto non mi riguarda", "tanto è successo lontano". Queste interviste mostrano la società, la gente, ed è un mezzo per non ricadere negli stessi errori, per capire cosa è andato storto, come migliorare. È vero è successo in Giappone. Ma questo non vuol dire che non ci riguarda.

mercoledì 30 gennaio 2013

Nelle Terre Estreme ( scritto da Jon Krakauer)

Titolo originale: Into the Wild.

Krakauer è un giornalista. Quando Chris McCandless fu trovato morto in Alaska, il giornale per il quale lavorava gli chiese di scrivere l'articolo. La notizia col tempo fu rimpiazzata nelle menti dei lettori dalle novità, ma Krakauer non riusciva a dimenticare. C'era qualcosa che lo collegava a quel ragazzo, qualcosa che lo spingeva a non fermarsi a quelle novemila parole. Iniziò così la sua ossessione, come la chiama lui, nel ricostruire il viaggio di questo ragazzo nomade, laureatosi con voti brillanti, e amante degli scritti di Tolstoj. Chris dopo la laurea cambiò nome, diede i suoi soldi in beneficenza, e sparì senza dire nulla. Voleva vivere la natura selvaggia, staccarsi dalla società che non condivideva. La sua meta, l'Alaska. In questo libro il giornalista scrive la sua storia, ricostruita grazie al diario dello stesso McCandless, e dalle testimonianze di chi lo ha conosciuto. È spettacolare. Ci sono i dettagli geografici, ci sono le testimonianze e c'è l'autore. Le informazioni sono infatti inframezzate da ricordi dell'autore, nella speranza di poter capire meglio le motivazioni del ragazzo. C'è chi lo ha reputato un egoista imprudente, chi invece lo ammira. È vero, le cose sono finite male per delle cavolate, lasciatemelo dire, e per delle inesperieze stupide! Ma ragazzi, Chris ha avuto il coraggio di fare quello che molti di noi almeno una volta hanno pensato: lasciare tutto per vivere come vogliamo, o meglio per vivere davvero. Senza regole imposte dall'uomo, senza qualcuno che ti imponga cosa è giusto o cosa è sbagliato. Per assaporare la vera vita. Io lo ammiro, e mi viene davvero una gran rabbia al pensiero di come l'inesperienza lo abbia condannato. È vero, ha lasciato la sua famiglia senza nessuna notizia, i genitori, la sorella, non sapevano dove fosse, cosa facesse, finché dall'Alaska non è arrivata la notizia del ritrovamento della salma. Non dev'essere bello. Ma non condanniamolo per questo. Non credo sia stato egoismo, credo sia stato un bisogno impellente. Quindi credo che sia un bel libro. Un insieme di interviste, di pensieri, e di ideali. Una storia vera.
Sembra di essere lì con lui, sembra di riuscire a vederlo sorridere, parlare, raccontare. Quando leggi come ne parlano le persone che lo hanno incontrato, è come se fosse lì. Una presenza-assenza. Io ve lo consiglio.
È stato tratto da questo libro il film "Into the Wild" diretto da Sean Penn e come protagonista Emile Hirsch. Non è tutto uguale, ci sono dei piccoli ritocchi, ma lo spirito è centrato in pieno. L'interpretazione di Hirsch è divina, secondo il mio parere, così come quella della sorella. Per cui vi consiglio anche di vedere il film.
Leggete il libro e guardate il film.

giovedì 24 gennaio 2013

Se state leggendo questo libro è già troppo tardi (scritto da Pseudonymous Bosch)

Titolo originale: If you're reading this, it's too late.

In realtà, non posso svelarvi la trama. No, davvero, non posso. Ho firmato un contratto nelle prime pagine del libro che mi vieta assolutamente di parlare di ciò che è rivelato nel libro. Sì davvero, c'è un contratto vero e proprio da compilare e firmare. Non potete capire quanto mi sono illuminata appena vista questa cosa in libreria. Temo di aver accecato i miei vicini. Partiamo quindi dall'autore. Chi è? Boh. Non si sa, è l'uomo del mistero. E tale vuole rimanere. Quello che sappiamo è che ha paura nel raccontare ciò che ci sta per raccontare e gli piace molto il cioccolato. In questo libro, è bellissimo l'utilizzo dei vari Font. Le insegne che vengono citate, o magari gli urli che squarciano la notte, a volte sono scritti...che so....per due facciate vicine, oppure ognuno con un font appropriato, diverso dal Times New Roman usato normalmente. È quindi un gioco anche sulla grafica. In realtà questo sarebbe tipo un secondo libro, ma la storia si capisce ugualmente. I capitoli sono al contrario. Sì, il primo capitolo è il numero 33. Un conto alla rovescia come "una bomba ad orologeria". Il narratore / autore parla direttamente con noi, e spesso ci dice che non riesce a farlo. Non può raccontarci. E insomma, manca anche un capitolo perché l'aveva scritto su un tovagliolo e ora qual tovagliolo non lo trova più! È vero, è un libro per ragazzi, ma sono completamente sicura che se tornassi indietro lo ricomprerei di sicuro, e cercherò gli altri, perché anche graficamente, narrativamente, è un'opera molto originale e divertente. Sapete quelle cose che vi colpiscono e ne parlate spesso? "Sì poi in questo libro, no ascolta, c'è un contratto da firmare! Proprio all'inizio!" e nessuno sembra entusiasmarsi come te. È solo perché loro non l'hanno letto. Ma davvero, è fantastico!
"Siete pregati di leggere il contratto della pagina seguente con la massima attenzione. Se vi rifiutate di firmare, temo che dovrete chiudere questo libro all'istante. P. B."
È l'unica cosa che posso svelarvi, mi spiace!                                                                                        

Il mistero di Agnes Cecilia (scritto da Maria Gripe)

Titolo originale: Agnes Cecilia

Anche questo è stato un libro che mi ha accompagnata fin da piccola. L'ho sempre adorato. C'è stato un periodo però, nel quale non l'ho più riletto, e quando me lo ritrovai di nuovo fra le mani, mi resi conto di non ricordarmi cosa accadeva. È stato magnifico riscoprirlo. Guradarlo con occhi diversi, ora che ero più grande. Nora abita con i genitori e il fratello adottivi. Si sono appena trasferiti, e alla ragazza succedono cose particolari quando è sola. È come se l'aria attorno a sè cambiasse. Come se ci fosse un' altra presenza oltre a lei. Sente dei passi, che puntualmente si fermano sulla soglia. E qualcuno la osserva. Lei sa che c'è qualcuno, ma sa anche che fra loro c'è come un muro invalicabile, qualcosa che le separa. Vuole scoprire cosa succede e, prima sola, poi insieme a Dag (il fratello), raccimola indizi su chi prima di loro ha vissuto fra quelle mura. Antiche favole, bigliettini nascosti in un vaso, vecchie foto, una bambola e testimonianze. Nora scoprirà presto che ha a che fare con qualcuno di un altro tempo. Quello che in questo libro mi ha sempre colpito, è come Nora descriva il suo ricordo dei passi dei genitori. Lei dice che li riconosceva fra mille, e che è una delle poche cose che ricorda veramente perché ormai, da dopo l'incidente quando era molto piccola, non sa più se quello che ricorda è un ricordo vero, o se sia semplicemente frutto dei vari racconti dei parenti. Inoltre credo che il mio amore per gli orologi e il tempo, sia partito da qui. Quando Nora osserva l'orologio rotto che marcia al contrario con le lancette che corrono indietro, e lo porta a riparare, ma le dicono che è impossibile che quell'ingranaggio funzioni, credo di essermi innamorata di quel mistero. Possono due persone divise dal tempo, essere amiche? È un libro dove si intrecciano mistero, sovrannaturale e indagine, ma in un modo eccezionale. Sì perché è tutto velato da questo senso di, come spiegarlo, nostaliga misto dolcezza. Non quella dolcezza da carie ai denti, quella dolcezza sottile. È emozionante. Poi c'è un'altra cosa che mi ha sempre resa fiera! Il nonno di Nora le dice che chi è nato di Domenica, possiede poteri speciali. Infatti lei, è particolarmente sensibile, è lei che senza nemmeno volerlo si mette in contatto con qualcosa che appartiene al passato. E io ragazzi, sono nata di Domenica! E quindi quando ero più piccola (ma forse anche adesso, devo ammetterlo!) quando mi sentivo inutile mi dicevo: ma io sono nata di Domenica, posso sentire crescere l'erba!