mercoledì 10 aprile 2013

Il ballo (scritto da Irène Némirovsky)

Titolo originale: Le bal

È un racconto breve. Lo scrisse nel 1928, quando aveva venticinque anni. La cosa particolare è che questa autrice è nata a Kiev, ma essendo vissuta a Parigi, i suoi racconti li scrive in francese. Questa particolare trama si sviluppa attorno alla preparazione di questo ballo. I signori Kampf sono nuovi ricchi, e per poter entrare davvero nell'alta società decidono di fare quello che fanno tutti: ostentare la ricchezza, organizzare un ballo. La quattordicenne Antoinette però non potrà parteciparvi. La madre sembra che la disprezzi in modo soffocante, e alle repliche della figlia le risponde che non è ancora una donna, e non lo sarà per molto tempo. È lei la donna, è lei l'affascinante di casa. Nel corso del racconto la piccola (così viene spesso chiamata) si interroga sulle persone dell'altro sesso. Come sarà baciare? Perché le è vietato crescere, diventare una donna? Eppure, lei sa che succederà presto. Sua madre invece sembra decisa a imprigionarla in uno stadio infantile, per non avere rivali. Io, io, io... La tratta davvero malissimo, le dice cose terribili, la sminuisce di continuo. Tutto questo perché vuole rimanere la donna di casa, perché è schiava del denaro e nessuno, nessuno deve sapere che loro non sono sempre stati ricchi. Deve essere tutto perfetto, deve andare tutto come dice lei. Non ha molto tempo. Lo specchio le dice ogni volta che si specchia che ormai non è più tanto giovane. E così Antoinette medita la sua vendetta. Senza rimorsi, senza commozione. Ah, mi piace. Ha un modo di scrivere molto soffocante in realtà. Nel senso buono. Ti senti come trasportato dentro a un ciclone, ma non riesci mai ad arrivare a quel punto di calma. È febbrile. La figura della madre, è una matrigna. La donna è vista come arrampicatrice, e sempre più desiderosa di ricchezze. L'uomo è lì, a sopportarla, a deriderla pure, a volte. Questo racconto è come una piccola breccia nel mondo della Némirovsky, che mi piacerebbe approfondire. Inoltre lei, essendo ebrea di origine, venne deportata e morì ad Auschwitz. Continuò comunque sempre a scrivere e noi abbiamo le sue ultime opere grazie alle figlie e alla loro valigia piena dei diari, delle lettere e delle bozze precise della madre. Anche questo lato biografico mi affascina. Inoltre mi piace come descrive il cambiamento, anche fisico, nella signora Kampf dopo che è diventata ricca. È un'autrice che voglio conoscere meglio. Se vi capita, leggete questo racconto breve.

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